La settimana

Questa è stata una lunga, strana settimana.

Anche stancante direi. Di quelle stanchezze che ti fanno sentire che hai fatto il tuo dovere.

Va detto che sono una logopedista vintage, formata in epoche paleozoiche, quando neuroscienze e diagnosi precise erano fantascienza.

Son rimasta un po’ così.

La settimana si è aperta con una mamma preoccupata. Il pediatra le ha detto di fare una visita per sospetto autismo.

Ora, sono ben contenta che i pediatri si stiano formando per riconoscere segnali di problematiche complesse e faticose da gestire e per le quali è necessario un intervento precoce/precocissimo. Ben contenta che abbiano imparato il decalogo del riconoscimento di x,y e z; ma preferirei un po’ di buon senso. Giusto un po’.

Se invece di usare sempre e comunque la parola “chiusura” per indicare il comportamento di un bambino che interagisce poco con gli altri, riprendessimo l’antico utilizzo del termine “timidezza”, forse ci capiremmo un po’ di più.

Se un bambino con un disturbo del linguaggio tende ad isolarsi e ad allontanarsi dai coetanei, ma predilige avere a che fare con gli adulti (seppur con un po’ di diffidenza), possiamo provare a pensare, prima di ogni altra cosa, che il non essere capito e l’essere preso in giro (perché capita, capita sempre) portano spesso all’isolamento ed alla sfiducia.

Per dirne una.

Insomma, prima di sparare su un genitore una diagnosi forte e preoccupante, pensateci un paio di volte o trovate parole migliori.

Che i pezzi poi li raccogliamo noi.

 

 

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