Ma la Logopedista, cosa fa?

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Insomma, ma una logopedista cosa fa?

Bella domanda.

Bella domanda perché c’è quello che deve fare, quello che si ritrova a fare e quello che è necessario fare. E non in questo ordine.

La Logopedista (uso il femminile perché le donne sono la maggioranza assoluta, gli uomini sono pochi e, ovviamente, vengono trattati con la cura e l’attenzione che si dedica alle specie in via di estinzione), si occupa genericamente di “comunicazione” e di tutto quello che comporta.

Suono, parola, vocabolario, frase, comprensione, scrittura, racconto, lettura, metodi alternativi per emettere suoni, metodi alternativi per imparare qualunque cosa, metodi alternativi per scrivere e/leggere, recupero di funzioni cognitive, ingoiare correttamente ed evitare ai genitori le migliaia di euro da spendere dal dentista. Ma anche altre faccende meno limpide: regolazione del comportamento ad esempio, supporto alla famiglia, indicazioni educative pratiche.

E poi ancora valutazioni (che sarebbero i test).

Età coinvolte: da 0 a 99 anni.

Una logopedista può occuparsi di un bambino di due anni e di un anziano di 95.

Ragion per cui, vista la mole di informazioni che una logopedista dovrebbe possedere, ci si specializza un po’. Alcune si occupano di età evolutiva, altre di adulti, altre di adolescenti.

Qui a Riabilmente siamo specializzate in età evolutiva (da 0 a 18 anni più o meno, ma si tende a smettere di far fare terapia ai ragazzi intorno ai 12 anni, tranne alcuni casi che riguardano i ritardi dello sviluppo).

Per quanto la logopedia si serva ormai di tecniche molto precise e ben protocollate (prima fai questo, poi quello e poi quell’altro lì), molto ma molto raramente capita di potersi attenere a un programma fisso. Perché? perché abbiamo a che fare con bambini. E i bambini non solo non sono materia fissa, ma non sono neanche protocollabili.

Capita anche di scoprire che dietro un disturbo (magari un disordine fonologico, ovvero il parlare in un modo che ti capisce solo tua sorella maggiore e nessun altro al mondo), ci sia qualcosa che con la lingua, il palato e l’apparato fonatorio non c’entra proprio niente.

Allora la logopedista, che ha iniziato la sua bella e tranquilla parte tecnica per mobilizzare la lingua e i muscoli e la santa propriocezione e la stramalefica discriminazione e tutto il resto appresso, si deve fermare e fare un passo indietro.

Cosa mangia?  come mangia? biberon? ciuccio?
– già ne abbiamo parlato, non mi fate dilungare che poi vi offendete –. E allora consigli e cambiamenti di abitudini da monitorare. Perché noi controlliamo, anche se non ve ne accorgete -.

Come dorme? a bocca aperta o chiusa?
– a questo proposito mi ripeto: ma voi adulti avete mai provato a stare per un anno di seguito col naso tappato notte e giorno? Vi verrebbero i sintomi dell’alzheimer, ve lo assicuro – Quindi vai di otorinolaringoiatra, che non vuole mai operare di adenoidi e noi ci disperiamo, vai di esami audiometrici che risultano sempre nella norma, ma anche no. Anche no perché piccoli abbassamenti sono importanti nella crescita dei bambini.

Dorme da sol*?
– Che te ne importa? mi importa, perché dormire da soli è segno di crescita, dormire costantemente nel lettone è da “piccolini”, son passaggi gente, passaggi di maturazione e non pensiate che il linguaggio sia una cosa a sé stante; è espressione di sé. E’ lo specchio di ciò che si è -. Di nuovo consigli educativi. E alzi la mano chi di noi ottiene risultati in fretta. E’ una richiesta ovviamente retorica.

Ok. Ripartiamo. Si lavora sulla produzione dei suoni. Esercizi su esercizi. Specchio. Lingua. Parole da ripetere. Giochi da inventare per fare sempre le stesse cose.

Primi risultati: immediati.

Gioia collettiva. La logopedista è una santa. La logopedista è bravissima. La logopedista funziona con l’imposizione delle mani.

Fase successiva: stallo.

Delusione. La logopedista è una chiavica. Non va bene.

Questo discorso vale anche per faccende come l’acquisizione della lettoscrittura o qualunque altra cosa vi venga in mente.

Lo stallo è fisiologico, sappiatelo. La logopedista ha fatto la parte iniziale, ovvero ha dato gli strumenti (che siano suoni da emettere, boli da inghiottire, fogli da leggere o comportamenti da regolare etc etc). Quello che la logopedista non può fare è obbligare un bambino ad usare quello che gli è stato dato.

Non può. A meno di non usare metodi piuttosto drastici (tra di noi c’è chi li ama e chi no), non si può. Il passaggio avviene all’improvviso. Per ognuno un motivo diverso.

A volte tornano dalle vacanze estive così cambiati che ti chiedi se i genitori si siano confusi sulla via del ritorno. Spesso loro, i genitori, ti dicono pure: “tutto merito della baby dance al villaggio vacanze”. Ah sì? Baby dance? E l’anno di mazzo tanto che ci siamo fatti io e la creatura due volte a settimana superando pianti e rifiuti? e le sedute passate a rinforzare l’autostima per portare la creatura a “provare”? e le giornate mie passate a inventarmi giochi nuovi per non annoiare sempre con le stesse cose? e l’impegno suo a mettersi in gioco e uscire dalla sua comfort zone?

A volte il passaggio in prima elementare fornisce loro quel colpo di reni necessario. A volte anche le prese in giro dei compagni funzionano. A volte decidono che gli piace imparare e basta.

E vi ho detto la metà.

Ne riparleremo.

 

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I compiti

Oggi mi sento un po’ signorina Rottenmeier. Quindi niente chiacchiere, solo cose pratiche e senza appello alcuno.

I compiti si cominciano alle 3.

Alle 15:00. Alle 3 p.m. Alle tre e non alle cinque o alle sette alle nove.

Alle tre.

Perché?

Se volete vi parlo di curve di attenzione, di metabolismo, di zuccheri eccetera eccetera. Ma non ci tenete particolarmente voi, immagino, ed io mi annoio.

Quindi vi parlo di praticità.

Alle tre i/le guaglion* sono più recettivi. Hanno mangiato, hanno metabolizzato cibo e la giornata scolastica e sono sopraffatti dalla noia.

Voi genitori avete da fare (sparecchia, sistema, organizza, riposa ecc. ecc.).

Invece di mettergli un tablet davanti alla faccia, iniziate i compiti. E fate in modo che la figliolanza inizi in autonomia.

Voi siete un controllore (dalle mie parti si dice “Mastro Giorgio”) e non un facente funzione. Controllate di tanto in tanto, non fate i compiti al posto loro.

Il diario è il loro, in classe c’erano loro, le insegnanti sono le loro e i compiti servono a loro. Voi le scuole già le avete fatte.

E iniziateli con un tempo in mente. Dalle 3:00 alle X. Che siano le cinque o le sei, lo sapete voi che conoscete i tempi dei/delle vostr* figl*.

Finito il tempo dei compiti, ci deve essere una cosa bella da fare. Cosa? Non so, fate voi: sport, danza, musica, WII, giocare con voi. Quello che piace.

Prima che mi facciate una marea di obiezioni, aggiungerei che questo significa, per voi genitori, uno spazio tranquillo di circa 3 ore.

Tre ore. Non vi alletta? dovrebbe. In queste tre ore potreste ridipingere una stanza, progettare un missile terra-aria o addirittura incontrare il/la vostr* partner nel corridoio e scambiare due chiacchiere. Il tutto prima di rientrare nella routine delle grida di richiamo alla Tarzan, del “cosaprepariamopercena” e del “oddio la bolletta/la nonna/la lavatrice rotta” eccetera.

Le obiezioni:

“Finiscono scuola alle 4:00”:
Allora compiti non ne dovrebbero avere. Se ne hanno per il giorno dopo, iniziano alle 5. Solo in questo caso.

“Alle 5:00 c’è karate”:
Come vi è venuto in mente di mettere karate (musica, danza, inglese, calcio, catechismo…) dopo una lunga a scuola? non sono mica macchine da guerra, sono bambini.

“Noi lavoriamo, torniamo alle 8 se va bene”:
Lasciate la progenie in balia di se stessa? Restano soli a casa? devo chiamare i servizi sociali?

“senza di me i compiti non li fa”:
Uuuh, mamma mia!come siete importanti, come siete fondamentali ed insostituibili! Siete di quelli che se si distraggono crolla il mondo? Quindi, secondo voi, i/le vostr* eredi non sono in grado di fare nulla senza la vostra granitica presenza. Degli incapaci. Inadatti all’esistenza. Inabili alla responsabilità. Ingestibili e indomabili. Le abitudini, signore signori, le abitudini sono la chiave dell’esistenza. Abituatevi a fare a meno di essere fondamentali per la vostra progenie. Essa (la progenie) è dotata di pensiero autonomo. Fatevene una ragione.

Altre obiezioni?

Buona Giornata a tutti, che oggi è lunedì.